Identità golose 2017

Dal 4 al 6 marzo 2017 si è svolta a Milano la tredicesimo edizione di Identità golose, un congresso dedicato alla Cucina in tutte le sue diverse sfaccettature. Noi ci siamo stati sabato 4, curiosi di scoprire come è andata?

Cos’è Identità golose

Identità golose è un congresso di cucina d’autore, il primo in Italia, ideato e curato da Paolo Marchi. Dal 2004, con un tema diverso ogni anno, accoglie sui suoi palchi tematici grandi chef, pasticcieri e professionisti della cucina italiani e stranieri, uniti dalla caratteristica di dare il proprio tocco sia ai piatti tradizionali, che quelli creativi, in un costante confronto e fermento.
Oltre a un fittissimo programma di interventi, espositori di eccellenza di prodotti eno-gastronomici e strumenti per la vita in cucina.

L’edizione 2017

 

Il tema di quest’anno è stato ambizioso e quanto mai contemporaneo:

Il viaggio e la libertà di viaggiare – delle cucine, dei prodotti e degli chef – ricetta per l’integrazione e antidoto contro l’intolleranza. 

Le sezioni tematiche – Identità di Formaggio, Identità di Gelato, Identità Naturali, Identità di Champagne, Identità di Pasta, Identità di Montagna, Identità di Mare, Identità di Pizza -si svolgevano in parallelo durante i tre giorni del congresso. Affianco a queste uno spazio è stato dedicato anche alla pasticceria d’autore con Dossier Dessert, introdotto dal Maestro Iginio Massari, e a La Nuova Cucina Italiana che in questa prima edizione ha presentato il lavoro di 12 giovani chef.
La presenza della regione ospite, la Lombardia quest’anno, è stata forte e tangibile all’interno della vasta area espositiva, costituita da circa un centinaio di realtà di spicco nel mondo della ristorazione.

 

La “mia” Identità golose e Antonia Klugman

Identità golose è stato un po’ come essere catapultati nel mondo delle meraviglie: cibi raffinati, prodotti gourmet e ricercati, Carlo Cracco e Iginio Massari che girano come se nulla fosse per le sale espositive e interventi congressuali uno più interessante dell’altro. Come una bambina nel luna park non sapevo dove posare gli occhi, su cosa concentrarmi, travolta dalla passione di chi era lì a presentare il proprio prodotto oppure a parlare del proprio viaggio in cucina.
Fra tutti è stato l’intervento di Antonia Klugman – chef triestina di nascita, ma ormai adottata dal Friuli dove ha il suo ristorante con orto – a colpirmi. (Oltre a far diventare i suoi piatti il mio nuovo oggetto del desiderio, ma questa è un’altra storia.) Grintosa, umile, mai sazia di conoscere prodotti e tecniche nuove, non per forza da grandi chef ma dagli esperti di tutti i giorni: la signora ucraina che da una mano in cucina e che corregge i suoi errori di fermentazione o il lavapiatti del Ghana che la introduce al vasto e sconosciuto mondo del cocco. Perché per viaggiare non serve per forza lasciare la propria città, basta avere una mente aperta, pronta a captare il diverso e il nuovo e imparare ad apprezzarlo. La cucina, di certo, è uno strumento che facilita così tanto il confronto e l’interiorizzare le novità straniere.

 

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